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  Milos Ippoliti “respira” l’Arte fin da piccolo.
Il padre, pittore e scultore Umberto Ippoliti, ha sicuramente segnato la formazione e la crescita del giovane artista.
I primi rudimenti sono stati con piccoli oggetti scolpiti, prendendo spunto dalle opere di Umberto, opere moderne, in cui le forme libere lasciano spazio all’espressione.
Si iscrive alla Facoltà di Architettura nel 2004 a termine di un’esperienza formativa all’Accademia di Belle Arti di Roma all’indirizzo scenografia.
Si laurea nel 2010 (sviluppando una tesi in bioarchitettura) e inizia la professione in diversi studi di architettura dove approccia alla progettazione tecnica e infrastrutturale, passando poi al campo delle tecnologie ecosostenibili e a quello dell’architettura d’interni.
Oggi Milos Ippoliti svolge la professione da libero professionista e collabora con i suoi amici e colleghi Mario Cutuli, Alice Monsef e Nico Pastore con cui ha realizzato diversi progetti tra cui il progetto della “Chiesa della Madonna del Carmine” e i rispettivi locali parrocchiali nel capoluogo Partenopeo a Santa Maria Capua Vetere
L’attività di architetto lo ha portato anche al campo del restauro e della decorazione di manufatti d’epoca, come la ristrutturazione delle sale del Convento di San Crisogono in cui ha svolto il ripristino del locale sottotetto e della sala denominata
“Oratorio Beata Anna Maria Taigi” titolata alla madre di famiglia e terziaria trinitaria. Consegnato il maggio 2015 ad opera dell’impresa edile Stefano Rossetti.

“il rapporto con la luce rappresenta il punto d’arrivo e d’inizio della mia poetica;
….la luce è quella fisica ma anche quella spirituale; occorre favorire l’alternanza di luoghi di luce e luoghi di ombra in cui la nostra animo può trovare riposo o essere “eccitata” per il lavoro o per la concentrazione.
…ripenso alla mia chiesa, San Crisogono, e ai momenti di raccoglimento in cui ricercavo la penombra serale o alla luce che mi ha infuso speranza in alcuni momenti della mia vita.
“è come la luce batte sulle cose che fa la differenza”
Penso che tutto quello che facciamo è un rimando alla spiritualità, dobbiamo favorire questo scambio e condurre la nostra esistenza distratta a qualcosa di più alto; a qualcosa di più profondo; in una parola…a Dio


 Milos Ippoliti “breathes” since childhood. His father, the painter and sculptor Umberto Ippoliti, certainly marked the formation and growth of the young artist. The rudiments were on small carved objects, inspired by the works of his father; modern works, in which free forms give way to the expression.
He enrolled at the Faculty of Architecture in 2004, after a training experience at the Accademia di Belle Arti in Rome (in scenography).
He graduated in 2010 (a thesis in bio-architecture) and began practice in different architectural firms, where he learned technical and infrastructure planning; then he moved to the field of environmentally friendly technologies and to interior architecture.
Today, Milos Ippoliti practices his profession as a freelancer and collaborates with his friends and colleagues Mario Cutuli, Alice Monsef and Nico Shepherd, with whom he made several projects including the project of the “Church of the Madonna del Carmine” and their local parish in Santa Maria Capua Vetere.

The profession of architect also led him to the field of restoration and decoration of antique artifacts, such as the renovation of the rooms of the Convent of San Crisogono: the attic and the room dedicated to “Anna Maria Taigi”, a Trinitarian tertiary, in cooperation with the construction firm led by Stefano Rossetti (in May 2015).

“The relationship with light represents the culmination and the beginning of my poetry;
… the Light is physical but also spiritual; We must favor the alternation of places of light and shadow, in which our soul can rest or be “excited” for the work or the concentration.
… I think back to my church, San Crisogono, to the moment of praying, when I searched for the evening twilight, or to the light that has infused me hope in certain times in my life.

“It is how the light shines on the things that makes the difference”