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Santa Maria del Carmine - MILOS IPPOLITI
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Santa Maria del Carmine

Complesso parrocchiale Santa Maria del Carmine

Milos Ippoliti, Mario Cutuli, Alice mondef, Nicola Patore. Santa Maria la Carità / Italia / 2013 RAPPORTO CON L’AMBIENTE URBANO Il ruolo urbano dell’intervento viene valorizzato collocando la chiesa in una posizione privilegiata, rialzata e orientata verso l’ingresso del complesso parrocchiale. Il paesaggio montuoso crea una quinta all’intero complesso mentre, quest’ultimo, a sua volta, scherma il contesto urbanizzato circostante. RICONOSCIBILITA’ DELL’EDIFICIO SACRO L’impianto planimetrico della chiesa è longitudinale lungo l’asse est-ovest e si sviluppa con una navata centrale assiale, cappelle sul lato destro e navatella sul lato sinistro, la quale culmina nella cappella feriale con il tabernacolo. La sagrestia si trova specularmente a destra rispetto a quest’ultima. L’ impianto manifesta una matrice classica cruciforme di derivazione latina. Inoltre la riconoscibilità del luogo sacro viene esplicitata dalla presenza della torre campanaria con i suoi simboli ( la croce – simbolo di Cristo; la M – simbolo di Maria), dalla croce posta sulla copertura e dal portale con decorazioni rimandanti Gesù Buon Pastore. PROFILO ESTETICO, FORMALE L’elemento simbolico generatore dell’idea progettuale è la Madonna del Carmine, in particolare del velo bianco di Maria che viene tradotta nella copertura morbida ed eterea della chiesa. L’elemento divino ben visibile con forma propria e differente rispetto al resto dell’architettura partecipa al dualismo dialettico tra umano e divino: -Il velo, simbolo di Maria, si staglia nella parte alta dell’edificio (parte divina). -L’edificio, nella parta bassa, simboleggia l’umanità che nascendo dal suolo si increspa a dare vita alla chiesa (che accoglie l’uomo e “guarda” a Dio). Inoltre: “Non avete forse letto queste Scritture, la pietra che i costruttori hanno scortata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è riconoscibile agli occhi nostri?” (Mc 12, 10-12). Tutto questo viene tradotto nella differenza formale e materica tra la parte inferiore, con linee spezzate e superfici ruvide e scure, e la parte superiore, con linee e superfici morbide e leggere. IMPIANTO LITURGICO La spazialità interna riporta il concetto di sdoppiamento e dualismo: l’aula vera e propria è quasi un “guscio” che accoglie i fedeli in uno spazio prospetticamente assiale, regolare, intimo, che porta lo sguardo e l’animo a dirigersi verso la croce e l’altare. Allo stesso tempo il guscio diafano, fatto di archi parabolici in legno, lascia permeare lo spazio e lo sguardo che, solo in un secondo momento, può abbracciare la luce che filtra dall’alto, sull’altare e, morbida e lieve illumina la zona più sacra. Le pareti perimetrali, seguendo l’andamento spezzato, creano ambiti per i diversi luoghi liturgici (presbiterio, fonte battesimale, cappella feriale, penitenzierie, Cappella della Madonna del Carmelo, Cappella dei Santi del Carmelo). La copertura morbida unifica lo spazio, segue l’andamento degli archi, si modella sugli ambienti ed infine si alza a catturare la luce nel punto più alto dell’aula. OPERE D’ARTE Anche il linguaggio delle opere d’arte, all’interno della chiesa, segue il simbolismo generale. Nelle opere, la parte bassa assume un aspetto più roccioso e massivo mentre la parte alta presenta una stereometria pura e semplice. In questo modo si viene a creare continuità tra le tre arti: architettura, scultura e pittura. ASPETTI FUNZIONALI La planimetria nasce dalla volontà di mantenere il canonico asse est-ovest e dalla necessità di dare respiro architettonico alla facciata creando uno spazio vuoto antistante: la piazza. La conformazione a cavea rafforza l’idea di creare uno spazio accogliente, di aggregazione, sia per celebrazioni liturgiche all’aperto, processioni, che per rappresentazioni teatrali. La geometria dell’intera pianta è regolata da linee spezzate che dirigono i fedeli alla scoperta della chiesa. I coni visuali si trasformano in percorsi che si aprono verso la piazza ed il sagrato, fiancheggiati da un percorso verde, in salita, con alberi da frutto, metafora del Monte Carmelo (in ebraico, Karmel, vuol dire “giardino fiorito”, frutteto in contrapposizione alla steppa ed al deserto). Gli edifici parrocchiali creano un imbuto ottico verso la facciata della chiesa e, spazialmente, chiudono il vuoto della piazza schermando dagli edifici circostanti. La casa canonica viene posizionata isolata per l’eventuale costruzione in una fase successiva. Ha un accesso indipendente ed è collegata alla parte posteriore della chiesa da un percorso diretto alla sagrestia. IMPIANTO TECNOLOGICO Il focus tecnologico del complesso è sicuramente rappresentato dal sistema a doppio involucro della chiesa, costituito dalla copertura metallica appoggiata ai setti perimetrali in cemento armato e coadiuvata dal guscio in travi lamellari incrociate. La copertura della chiesa, il “Velo della Madonna”, è costituita da un sistema a graticcio di travi metalliche alveolari ad Ipe e Hed, all’interno delle quali corrono i cavi elettrici. Le arcate paraboliche in legno lamellare incrociate presentano dimensione variabile e vanno decrescendo verso la zona del presbiterio perdendo nelle ultime due campate, la funzione di portanza strutturale della copertura. L’edificio di culto e l’edificio parrocchiale presentano il medesimo sistema di tamponatura: setti perimetrali in cemento armato gettato in opera rivestiti da paramento lapideo in lastre di grandi dimensioni. Quest’ultime sono costituite da elementi in pietra calcarea martellinata montate in opera. IMPIANTO BIOCLIMATICO Per quanto riguarda le tecnologie bioclimatiche, nel complesso sono previsti dispositivi a risparmio energetico di tipo attivo e passivo i quali concorrono al rispetto delle risorse naturali e al risparmio energetico; a questi ultimi fanno riferimento i sistemi di raffrescamento estivo e riscaldamento invernale che sfruttano l’ energia termica naturale del terreno. In media, al di sotto dei tre metri dal piano di campagna, la temperatura del terreno è di circa 15°. Sfruttando tale principio, è possibile ridurre il salto termico dell’aria d’ingresso nelle pompe di calore sia in estate che in inverno riducendo notevolmente il dispendio energetico del sistema. I ground pipes, associati ai sistemi a pompa di calore, offrono un altissimo rendimento (il rapporto è 1 a 5kw) e consentono, se alimentati da pannelli fotovoltaici, l’autonomia energetica dell’edificio. In estate viene favorita la ventilazione naturale sfruttando l’effetto camino indotto dalla presenza di bocchette d’areazione e sistemi di circolazione sotterranea. Nello specifico, l’aria viene convogliata dalla zona nord del complesso, la zona in ombra a ridosso della chiesa, alla zona più calda e condotta per differenza di temperatura e pressione all’interno di cavità sotterranee in cui cede calore al terreno per mezzo degli scambiatori. Da qui viene convogliata nella chiesa per mezzo di bocchette poste nella parte inferiore dell’edificio ed estratta nella parte alta della copertura per la naturale propensione dell’aria calda a salire verso l’alto. La copertura metallica leggera e le pareti perimetrali sono pensati rispettivamente come copertura ventilata e pareti ventilate, per favorire la migrazione dell’umidità e scongiurare la formazione di condensa e ponti termici. Il riciclo delle acque meteoriche, convogliate dalle grandi coperture, viene effettuato tramite depurazione e riutilizzato per gli usi sanitari e l’irrigazione della vegetazione.

Date

27 marzo 2018

Category

Architettura